La deriva della democrazia e l’avvento del “blocco bianco suprematista” in stretta alleanza con la finanza, da Anders Breivik a Anders, alias del pensatore Gunther Sterns, la fine della solidarietà e della composizione sociale così come la conosciamo nella lucida e razionale analisi di Franco Berardi detto Bifo. Continua lo scandaglio nelle profondità del concetto di identità per MaTerre.

 


Anders versus Anders

Nel 2011 un Norvegese di nome Anders Breivik uccise 77 giovani socialisti di varie nazionalità: era il suo modo di protestare contro il multi-culturalismo. Anders Breivik è stato condannato dalla giustizia norvegese, ma quel che mi interessa nella sua storia è la Dichiarazione di indipendenza europea che quell’assassino psicopatico pubblicò in Internet. In quella dichiarazione Anders Breivik spiega che è in corso un’invasione musulmana favorita dal Marxismo culturale, e sostiene che occorre difendere l’identità della razza bianca e la cultura giudeo-cristiana contro il pericolo di un’invasione economica e culturale che viene dal sud del mondo. In modo esplicito Anders Breivik dichiara di non considerarsi un Nazista perché, secondo le sue parole, Adolf Hitler non ha capito che il vero pericolo non viene dagli ebrei, ma dai musulmani e in generale dalle razze inferiori che minacciano la nostra cultura giudeo-cristiana. Gli ebrei, al contrario, fanno parte della razza superiore, e sono nostri alleati. Questo orribile insieme di idiozie razziste fu rapidamente rimosso dalla coscienza europea quando un giudice condannò l’assassino, ma un deputato italiano di nome Mario Borghezio, appartenente al partito di Matteo Salvini provocò uno scandalo dichiarando che, se l’azione di Anders Breivik era un po’ discutibile, il suo pensiero poteva essere condiviso da cento milioni di cittadini europei.
Qualche anno dopo dobbiamo riconoscere che Borghezio non era tanto lontano dalla verità, visto il trionfo elettorale dei partiti nazionalisti, xenofobi, apertamente razzisti e fascisti alle elezioni nazionali di quasi tutti i paesi europei, e alle elezioni del 26 maggio.
Qualche anno dopo la sua azione eroica Breivik può godersi la sua fama nella confortevole cella di una prigione norvegese: è il simbolo migliore dell’unità europea. L’etno-nazionalismo è la verità d’Europa.
L’umiliazione prodotta dalla cancellazione della democrazia nella Grecia dell’estate 2015, l’impoverimento causato dalle misure di austerità, la privatizzazione dei servizi sociali, del sistema educativo e sanitario hanno provocato un moto di rifiuto del progetto europeo e un effetto di xenofobia di massa.
Si può oggi difendere l’Unione, si può rivendicare un po’ più di democrazia, come ha tentato di fare la formazione lanciata da Yanis Varoufakis che per l’appunto si chiama Democrazia in Europa nel 2025? No, non si può continuare a diffondere questo genere di illusioni smentite dalla realtà.
Prima di tutto occorre piantarla con la retorica della democrazia. Questa parola indica semplicemente una metodologia della decisione politica fondata sulla volontà della maggioranza del popolo, o almeno della maggioranza di coloro che partecipano al gioco. Da questo punto di vista Matteo Salvini rappresenta la democrazia in Italia, Marine Le Pen la democrazia in Francia e Mitsotakis la democrazia in Grecia, come Adolf Hitler rappresentava la democrazia nella Germania del 1933.
L’esperienza ci ha mostrato che la pretesa di Julien Benda era un’illusione: non si può fondare l’unità europea su ideali astratti, né sulla libera volontà dei cittadini, perché la libera volontà non esiste e perché la realtà storica dei popoli (che non è identità, ma composizione sociale e culturale della maggioranza degli europei) ha finito per prevalere. Impotenti a sottrarsi all’austerità, all’umiliazione e all’impoverimento gli europei si sono ridotti a difendere il privilegio accumulato grazie al dominio coloniale, e per questo affidano le loro sorti ai movimenti nazionalisti che promettono di difenderli contro l’aggressione finanziaria globalista, ma in realtà si limitano a difenderli contro la migrazione e ad eccitare il loro desiderio di vendetta.
I giochi sono fatti: la storia della democrazia liberale è terminata, non ci sarà un ritorno della sinistra e della democrazia, non ci sarà mai un ritorno dello spirito solidale che corrispondeva a una composizione sociale e tecnica che non esiste più. L’alleanza di capitalismo finanziario ed etno-nazionalismo suprematista è l’avvenire d’Europa e l’avvenire del mondo.
Il summit di Osaka del giugno 2019 lo ha confermato: la conferenza stampa di Vladimir Putin è stata dedicata esporre le linee generali della nuova filosofia del potere mondiale: la democrazia liberale è morta, l’identità nazionale religiosa e razziale è il fondamento del nuovo ordine, e l’alleanza bianca giudeo-cristiana emerge come il volto santo del potere globale.
Lo scopo principale delle potenze bianche (US, Russia, EU e Giappone) è già adesso l’accaparramento delle risorse dei paesi del sud la cui popolazione dovrà essere decimata, il respingimento della migrazione massiva che si disegna all’orizzonte come effetto inevitabile del cambiamento climatico, lo sterminio progressivo e scientifico di una parte della popolazione terrestre.

Da qualche anno sono ossessionato dalle parole di un pensatore che si chiamava Gunther Sterns, ma che all’inizio dell’epoca nazista cambiò il suo nome ebreo, e si attribuì uno pseudonimo deliziosamente ironico: Anders, che in tedesco significa “altrimenti”, come per svelare la vacuità dell’ossessione identitaria.
Secondo Anders, che nel 1962 pubblicò un testo dal titolo Wir Eichmannsöhne (Noi figli di Eichmann, edito in Italia da Giuntina), l’essenza del nazismo è l’automazione del disumano. Auschwitz e Hiroshima segnano l’inizio di un’era destinata a sostituire la mano dell’uomo con automi tecnici nello sterminio degli umani.
Da questo punto di vista il nazismo hitleriano non è stato che una sperimentazione destinata a ripresentarsi nel futuro, quando ci saranno i mezzi tecnici per perfezionare il progetto di sterminio. Quel futuro è adesso.
Anders fu accusato dai suoi contemporanei di essere un seminatore di panico. Ma cinquanta anni dopo la pubblicazione delle sue opere occorre avere il coraggio intellettuale di riconoscere che la sua predizione si sta realizzando: un blocco bianco suprematista in alleanza stretta con la violenza finanziaria. Ma si tratta di un processo contraddittorio che non si può concludere senza conflitti ed esplosioni: il prossimo passaggio è la guerra civile europea. I segni si moltiplicano, come nella Yugoslavia degli anni ’90, che fu distrutta dall’alleanza tra la finanza tedesca e i nazionalismi balcanici.

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Bifo è lo pseudonimo di Franco Berardi, laureato in lettere e filosofia. Franco Berardi inizia firmarsi Bifo sui quadri astratti che dipinge alla scuole medie. Più tardi diventa anarcooperaista ed entra nel gruppo Potere Operaio, partecipa al movimento del ’68 nell’università di Bologna dove frequenta lettere e filosofia. Nel 1970 pubblica con Feltrinelli il suo primo libro, nel 1975 fonda la rivista “A/Traverso” che diviene il foglio del movimento creativo di Bologna. Nel 1976 partecipa alla redazione di Radio Alice. Nel 1977 fugge da Bologna dove la polizia lo cerca per istigazione all’odio di classe a mezzo radio. Si rifugia a Parigi dove conosce Guattari e Foucault. Rietra per un breve periodo in Italia e poi si trasferisce a New York, dove collabora alla rivista “Semiotexte” e da dove manda articoli per la rivista milanese “Musica 80” diretta dal suo amico Franco Coltelli. Viaggia a lungo in India, Messico, Nepal e Cina. Nel 1985 rientra in Italia e fonda con un gruppo di amici opia, centro per l’ecologia mentale. Nel 1989, dopo un periodo di studio in California, comincia ad occuparsi del fenomeno della rete telematica come fenomeno sociale e culturale decisivo. Nel 1991 partecipa come attore e sceneggiatore al film “Il Trasloco” di Renato De Maria. Nel 1994 organizza, con il consorzio università città di Bologna, il convegno internazionale Cibernauti. Si impegna successivamente alla creazione di un museo virtuale tra le nove città della cultura europea del 2000.

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