MaTerre VR Experience è un film collettivo in cinque episodi unico nel panorama cinematografico internazionale che fonde insieme immagini in movimento e poesia in realtà virtuale a 360 gradi. L’opera nasce all’interno del Cantiere Cinepoetico Euromediterraneo che si è tenuto a Matera tra aprile e maggio 2019.

Gli episodi del film nascono dall’incontro artistico tra cinque registi e cinque poeti di area euromediterranea: Gianluca Abbate (Italia) e Eduard Escoffet (Catalogna/Spagna) per Cos endinsDomenico Brancale (Italia) e Blerina Goce (Albania) per Ate ca tuVito Foderà (Italia) e Yolanda Castaño (Galizia/Spagna) per Mai terraGiuseppe Schillaci (Italia/Francia) e Aurélia Lassaque (Occitania/Francia) per TranshumanceElena Zervopoulou (Francia/Grecia) e Nilson Muniz (Brasile/Portogallo) per BeLeaf.

Il progetto nasce dall’esigenza di provare a ripensare radicalmente l’immaginario della terra dei Sassi mediante un connubio tra innovazione e tradizione, oralità e tecnologia.

Come vedere MaTerre?

MaTerre permette allo spettatore di “abitare” letteralmente l’opera fruendola tramite gli appositi visori Oculus per la virtual reality o scansionando il QR code in basso. Buona visione!

Esperienza immersiva

Scarica i file e installali nel tuo visore VR al quale puoi collegare delle cuffie chiuse (preferibili) oppure dei semplici auricolari per apprezzare anche il suono a 360°.

Esperienza non immersiva

Scansiona il QR code con il tuo smartphone o tablet, collega loro delle cuffie chiuse (preferibili) oppure dei semplici auricolari e visiona ciascun episodio muovendoti con il tuo stesso dispositivo a 360° nello spazio.

Episodi

Rimettere al centro del nostro sapere la santa ignoranza. Recuperare l’analfabetismo. Cercare il raglio, la voce che giace sotto il limo dell’essere umano, espressione di un’urgenza irrimediabile, di una volontà di non tacere più dopo aver troppo taciuto. Ate Ca Tu è credere all’asino che vola, è scoprire nel volto umiliato della bestia l’invisibile divino. Ate Ca Tu è il cammino di un poeta che prova a varcare la soglia della propria identità specchio di tutte le solitudini.
Esiste la possibilità di inventare se stessi come unità in un mondo di immagini e simboli da noi stessi creati? Che cosa significa avere un’identità? Ate Ca Tu è la testimonianza di queste domande che continuano a risuonare nel mio orecchio e il tentativo di spostare i confini alterando le nostre illusorie certezze.
 Nel video si compiono azioni che alterano lo stato d’essere di alcuni oggetti e in qualche modo la loro identità. Una pietra, una statua di una madonna, una bandiera dell’Europa sono nomi stabili di cose ma che si modificano a secondo di scelte, situazioni, bisogni, codici, categorie. La lavanda di questi oggetti è un atto di purificazione. L’identità dipende, il più delle volte, dalle nostre decisioni. Il fiume che si fa nero, la voce del poeta che si ripete sono le tappe di un cammino che il poeta intraprende per incontrare l’animale che c’è in lui. L’asino, il suo raglio rappresentano la possibilità di azzerare il tutto per ricominciare. (Domenico Brancale)
Domenico Brancale - Poeta e performer. Ha pubblicato: Cani e porci (Ripostes, 2001), L’ossario del sole (Passigli, 2007), Controre (Effigie, 2013), Incerti umani (Passigli, 2013) e Per diverse ragioni (Passigli, 2017). Ha curato il libro Cristina Campo In immagini e parole e tradotto Cioran, John Giorno, Michaux, Claude Royet-Journoud. È uno dei curatori della collana di poesia straniera Le Meteore per Effigie e della collana Prova d’Artista per Galerie Bordas. Il suo lavoro sulla voce e sullo spazio ha prodotto le performance Nessun sole sorge senza l’uomo (Monte Calvario Sant’Arcangelo, 2007), Questa deposizione rischiara la tua assenza (Gasparelli Arte Contemporanea Fano, 2009), Un sempre cominciamento (Galerie Hus Parigi, 2012), Nei miei polmoni c’è l’attesa (Galleria Michela Rizzo Venezia, 2013), Incerti umani (Galleria de Foscherari Bologna, 2013), Se bastasse l’oblio (MAC Lissone, 2014), Langue brûlé (Palais de Tokyo Parigi, 2014). Vive tra Bologna e Venezia.

Blerina Goce - Nata e cresciuta in Albania, ha studiato giornalismo e per quindici anni ha lavorato come giornalista di arte e cultura. Durante gli ultimi anni è stata caporedattore in alcuni dei principali quotidiani e riviste del paese, per poi passare alla regia e dedicarsi al cinema. Ha partecipato a diversi workshop cinematografici di sceneggiatura e regia come Regia e pratica del montaggio nel film documentario degli Atelier Varan, Albascript development al Balkan Film Market 2017, Stories we tell con Richard Pearce durante DocuFest e Eave on demand con Katriel Schory. Recentemente è stata impegnata come consulente nazionale e mentore per i documentari al Forum degli attivisti della gioventù organizzato da Open Society Foundation Albania. Ha conseguito un Master in studi letterari presso il Center of Albanological Studies di Tirana. Negli ultimi anni Blerina ha fatto parte di giurie internazionali in diversi festival dei Balcani.

Ate ca tu
un film di Domenico Brancale (Italia) in collaborazione con Blerina Goce (Albania)
testi e performance di Domenico Brancale
durata: 9 minuti | formato: VR lineare con suono ambisonico

Domenico Brancale

Blerina Goce

Transumanza, dal latino trans-humus, ovvero “attraverso la terra”, indica la migrazione del bestiame verso i pascoli stagionali, un rito del mondo agro-pastorale ancora in uso in Basilicata e in alcune regioni del Mediterraneo. Come in una transumanza, questo film propone un percorso di comunione con la Terra: un invito a riscoprire la propria natura minerale, vegetale, animale, disconnettendosi dalle reti iper-tecnologiche del mondo contemporaneo: un rovesciamento della realtà simile a quello del Carnevale.
Con la poetessa Aurélia Lassaque abbiamo immaginato un percorso d’iniziazione che permette allo spettatore di riconnettersi con la parte più intima e autentica della sua umanità. Abbiamo concepito dei tableaux vivants in cui invitiamo il pubblico a immergersi nella sua natura minerale, vegetale e animale. È un invito a disconnettersi dalle reti tecnologiche che possono diventare una prigione, interponendo tra noi e il mondo degli schermi, delle maschere, proprio come quella che permette di vedere questo film in realtà virtuale. Il dispositivo immersivo del video a 360 gradi diventa allora un paradosso. Lo utilizziamo come una provocazione, per proporre in realtà una vera immersione nella dimensione umana, in opposizione all’immersione virtuale. Invitiamo il nostro spettatore alla transumanza intesa come percorso tra le dimensioni naturali dell’uomo, in opposizione al Transumanismo che ci vorrebbe simili a dei cyborg. La maschera diventa un emblema, perché essa consente di occultare, di mistificare, ma anche di trasformarsi, di uscire dalla propria piccola identità per unirsi alle altre entità, come in un rito dionisiaco, in un percorso d’empatia e metamorfosi, una festa di carnevale in cui le gerarchie sociali s’invertono e gli elementi naturali si mischiano: l’uomo diventa un albero, come nella maschera tradizionale del rumita del Carnevale di Satriano, oppure una mucca o un toro pronto per la transumanza, come nei carnevali antropologici della Basilicata. 
Matera e le tradizioni millenarie lucane diventano così personaggi del film, invitando lo spettatore a togliersi la maschera della realtà virtuale per connettersi con la sua vera natura. (Giuseppe Schillaci)
Giuseppe Schillaci - Nato a Palermo nel 1978 vive tra Bologna, Roma e Parigi, dove lavora come regista e autore cinematografico. Membro di Eurodoc, è stato consigliere di Doc.it (Associazione Documentaristi Italiani) e ha partecipato a diversi festival internazionali ottenendo molti riconoscimenti (Torino Film Festival, Docs Barcelona, Thessaloniki, IDS, IDFA Amsterdam, Hot Docs Toronto). Nel 2009 vince il Premio Speciale della Giuria al Torino Film Festival con il film The Cambodian Room. Situations with Antoine D'Agata, in co-regia con Tommaso Lesena De Sarmiento. Seguono altri due documentari: Cosmic Energy Inc. (2011) e Apolitics Now! Tragicommedia d’una Campagna Elettorale (2013). Nel 2014 realizza il lungometraggio Hotel Patria, mentre nel 2016 dirige L’Ombra del Padrino, Ricerche per un Film. Nel 2017 è regista di Tranzicion, Arte e Potere in Albania, suo quinto documentario. Redattore del lit blog Nazione Indiana, Schillaci è autore di due romanzi, L’Età Definitiva (2012, Libraria Edizioni) e L’Anno delle Ceneri (2010, Nutrimenti Edizioni). Tiene inoltre workshop di scrittura e cinematografia presso scuole di cinema tra le quali il Centro Sperimentale di Cinematografia.

Aurélia Lassaque - È nata nel 1983 e cresciuta nel sud della Francia, vicino a Tolosa. Interessata all’interazione tra le varie forme d’arte, collabora spesso con artisti, videomakers, ballerini e in particolare musicisti. Ha collaborato con il pittore e docente universitario americano Julie Baugnet partecipando ad un’esposizione negli Stati Uniti nel 2009 e in Italia nel 2010. È una poetessa bilingue che compone in francese e occitano. Ha studiato lingue romanze all’Università di Montpellier, è un’attiva sostenitrice della diversità linguistica e consulente letteraria per il festival Paroles Indigo in Francia e Africa e il Premio Ostana Scritture in Lingua Madre in Italia. Nei suoi lavori, occitano e francese si sposano, si completano dialogando. Compone passando da una lingua all’altra su due diversi fogli di carta per finire con una poesia elaborata contemporaneamente in due lingue. Dal 2010 è direttrice artistica del Festival delle Letterature Minoritarie d’Europa e del Mediterraneo, che si svolge tra Teramo, Giulianova, Rosciano e Villa Badessa, sul tema “arte del viaggio, arte dell’incontro”. È stata responsabile, nel 2011, dell’esposizione Dialoghi tra culture e lingue attraverso la coniugazione delle espressioni artistiche al Consiglio d’Europa.

Transhumance
un film di Giuseppe Schillaci (Italia)
testi e performance di Aurélia Lassaque (Francia)
durata: 12 minuti | formato: VR lineare con suono ambisonico

Giuseppe Schillaci

Aurélia Lassaque

« 2 di 2 »
Una foglia che danza nel vento ci ricorda la nostra vera natura. Lontano dalla civiltà, un poeta emerge dalle foglie d’autunno in una grotta. Come nella caverna di Platone, dopo uno stato di “ibernazione” in un mondo di illusioni, il poeta incarna il pensiero dell’uomo, il filosofo che cerca una prospettiva diversa, che vede la luce. Fuori dalla caverna, scopre la rinascita della natura, la primavera, riflettendo la sua propria rinascita. Una breve esperienza di risveglio e liberazione per riallinearsi con la nostra essenza. In bilico sull’orlo di un precipizio, spinti ai nostri limiti fuori della nostra zona di comfort, non ci resta che fidarci della natura in noi, BeLeaf (essere foglia). Il cambiamento è possibile quando sostenuto dal BeLeaf (“belief”, credere): buon volo!
In risposta all’urgente necessità di agire al livello globale con maggiore rispetto per i diritti umani e i diritti ambientali, ho sentito il bisogno di comunicare, al di là delle differenze che possono dividerci, la nostra identità umana più profonda. Il film, nei suoi aspetti immersivi, tenta di offrire un’esperienza emotiva della natura, della nostra comune essenza, aspirando a risvegliare la nostra coscienza collettiva all’identità che ci unisce come comunità umana. Un richiamo della primavera per i nostri cuori, le nostre società, il nostro pianeta. Ispirato alla caverna di Platone, lasciamo il mondo della repressione, delle illusioni e delle ombre manipolatrici affamate di potere, per uscire alla luce, alla verità, alla coscienza collettiva ed all’azione. Durante questo percorso incontriamo, incarnati nel poeta, Narciso sulla riva di un fiume ed Eco sul ciglio dello strapiombo di una gravina, che riscoprono la dualità e la molteplicità contenute nell’individuo. Orchestrato dagli elementi della natura, il film segue il poeta nel suo viaggio di risveglio. Ponti che passano dalla natura alla natura umana, dall’IO (Ego) al NOI; un appello ad agire in modo responsabile come collettività umana. Consapevoli che l’osservatore influenza la realtà, lo spettatore non è passivo, ma è invitato a sperimentare una rinascita e a generare la realtà che sogna. La fiducia “BeLief” nell’allineare l’intenzione e le comuni azioni, potrebbe portare cambiamenti positivi. La risposta è nella foglia “BeLeaf”, “BeLief”. (Elena Zervopoulou)
Elena Zevopoulou - Dopo il Master in psicologia clinica interculturale ha lavorato come etnopsicologa a Parigi con famiglie di immigrati e come consulente dell’Unesco con bambini di strada in Madagascar. Ha conseguito un Master in regia di film documentari e antropologia visuale presso l’Università di Parigi. Da dieci anni, con One Vibe Films, società di produzione indipendente che aspira a promuovere il dialogo interculturale, ha prodotto e diretto documentari creativi per emittenti internazionali e per ONG Internazionali. Girati nel Sud-Est dell’Asia, Europa e Africa, i suoi film avvicinano il pubblico alle realtà quotidiane di minoranze etniche, donne e bambini. Attraverso storie locali affettive, promuove la crescita consapevole sullo sviluppo sostenibile, i diritti ambientali, sociali e umani. Inoltre organizza workshop PV (video partecipativi), per accrescere l’attivismo sociale partendo dal basso, facendo riscoprire alle singole persone e alle comunità il loro potenziale. Fra i lavori più significativi: Sea Gypsies (incluso nella serie della BBC Why Poverty?); Greece: Days of Change (proiettato in sessanta sale cinematografiche in Spagna come “Documentario del mese”); Anti-bullying campaign, ufficialmente utilizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione greco e di altri sei paesi europei; Walking in light, performance di videodanza.

Nilson Muniz è un artista multidisciplinare, attore, cantante e spoken word performer. Si muove tra parola detta, canto e suoni vocali. Ha presentato in diversi spazi il suo lavoro relativo alla molteplicità della poesia in scena (parola, corpo e suono). È stato inoltre vincitore del Poetry Slam del Portogallo nel 2014, stesso anno in cui è uscito il suo primo EP Um Homem Dormindo. Sue poesie sono state pubblicate in Portogallo, Spagna e Italia. Ha proposto le sue esibizioni e i suoi workshop in diversi festival di performance, poesia, letteratura e teatro in Georgia, Finlandia, Estonia, Italia, Israele, Bulgaria, Germania, Francia, Inghilterra, Svezia, Spagna e Brasile. Muniz rende il palcoscenico un “libro vivo”, presentando spettacoli di poesia solista oltre a prendere parte a diverse collaborazioni creative, continuando a recitare e cantare in progetti monografici.

BeLeaf
un film di Elena Zervopoulou (Francia/Grecia)
testi e performance di Nilson Muniz (Brasile-Portogallo)
durata: 13 minuti | formato: VR lineare con suono ambisonico 

Elena Zervopoulou

Nilson Muniz

Dopo tante generazioni che si ripetono e sotto tanti strati, c’è un territorio da percorrere al di là della pelle di ognuno, all’interno: è la cavità dove risuona l’identità intima e singolare di ognuno. Le voci che popolano questo film ci portano in diversi spazi di Matera, dagli agglomerati di turisti agli spazi interni della città (grotte, cave, cisterne, stradine, camere) e lo spazio inespugnabile del corpo: piacere e desiderio per altri corpi che nessuno può cancellare.
Il film nasce dall’incontro che ho avuto con il poeta e artista Eduard Escoffet nell’aprile 2019 nella città di Matera, la “Città Sotterranea” o “Mater” dal latino madre che, con le sue grotte e cavità, i suoi orifizi e interstizi, ci ha suggerito l’idea di un gigantesco organismo vivente. Un corpo che nasconde, sotto infiniti strati, l’identità intima della coscienza, dove il mondo esterno non esercita più il suo controllo. Il percorso del film è verticale. Partiamo da un iperuranio affollato di turisti, per poi accedere nelle capillari stradine dei Sassi, da cui ci si affaccia alla Murgia. Dopodiché ci troviamo in una cava di tufo, ultimo spazio in superficie prima di scendere nelle profondità della città, nella cisterna idrica ipogea. Ispirato dal luogo ho deciso di inserire, nelle ultime immagini del film, delle forme astratte tratte dalle decorazioni floreali della cripta del peccato originale di Matera. Ogni spazio è scandito da un interstizio all’interno del quale scorre un liquido organico di colore rosso. Tutti i miei lavori si basano su un processo creativo che consiste nell’accumulazione e stratificazione di documenti video e immagini. Questi video, found footage o riprese che eseguo ad hoc, alla fine del processo di assemblaggio, rivelano un nuovo senso del lavoro a cui non avevo pensato e che si evolve indipendentemente dall’idea iniziale. Ad esempio, nella prima scena del film, in cui appare lo sgretolamento di Matera, c’è espresso un conflitto archetipico con la figura della madre, “Mater” appunto.
 La collaborazione con Eduard Escoffet è stata molto creativa. La duplicazione, sovrapposizione, ripetizione e l’utilizzo del loop sono dei linguaggi che portiamo entrambi avanti, io nel video, Eduard nell’audio. Per questo abbiamo voluto che non ci fossero regole durante le riprese e che lo spazio fosse inteso come uno stage teatrale finalizzato all’atto performativo, questo grazie anche allo strumento 360°. Il risultato ottenuto è un lavoro che rispecchia la poetica di linguaggio di entrambi. (Gianluca Abbate)
Gianluca Abbate - Autore di film sperimentali, con i suoi lavori ha vinto un Nastro d’Argento per miglior film cortometraggio e diversi premi al Torino Film Festival, Videoformes festival internazionale di videoarte di Clermont-Ferrand, Visioni Italiane di Bologna, Genova Film Festival. Inoltre i suoi lavori sono stati proiettati al MAXXI, MMOMA, MACRO, Museo di Arte Moderna di Istanbul e sul canale televisivo ARTE. Ha insegnato nuove tecnologie del cinema e televisione alla Scuola Civica di Cinema di Milano e progettazione grafica all’Istituto Europeo di Design di Roma. Collabora con diverse agenzie di comunicazione in tutto il mondo ed è autore di diverse identità grafiche di programmi Rai. Tra i suoi video e/o installazioni: Cell (2002), H2O (2006), The Story of Gardens (2012), Panorama (2014), New World (2017), Con te o senza di te (2018).

Eduard Escoffet - Poeta e agitatore culturale, ha lavorato su diversi territori della poesia focalizzando poi i suoi interessi sulla poesia sonora e sulle letture poetiche. È attivo sulla scena della controcultura di Barcellona; ha portato le sue performance in festival di poesia ed eventi in tutta Europa, in Cina, negli Stati Uniti, in Sud Africa e in molti paesi dell’America Latina. È stato co-fondatore del collettivo poetico Sense Titol-propost.org (1996-2016) e co-direttore del Barcelona International Poetry Festival tra il 2010 e il 2012. Direttore di Proposta, festival di poesia sonora e poesia contemporanea con sede presso il Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (2000- 2004). Ha pubblicato i libri di poesia Gaire (Pagès, 2012), El terra i el cel (LaBreu, 2013) e Menys i tot (LaBreu, 2017), e il libro d’artista Estramps con Evru (2011). Il suo secondo libro, Suelo y cielo (Arrebato Libros, 2018), è stato tradotto recentemente in castigliano. Con il gruppo Bradien, con il quale ha lavorato a partire dal 2009, ha pubblicato gli album Pols (spa.RK, 2012) e Escala (spa.RK, 2015). È stato autore, insieme a Eugeni Bonet, del saggio Próximamente en esta pantalla: el cine letrista, entre la discrepancia y la sublevación. È co-autore delle rappresentazioni teatrali ¡Wamba va! (con Gerard Altaió, Josep Pedrals e Martí Sales, 2005), Puaj./ Ecs. (con G. Altaió e J. Pedrals, 2005) e La Belbel Underground (con Carles Hac Mor e G. Altaió, 2006).

Cos endins
un film di Gianluca Abbate (Italia)
testi e performance di Eduard Escoffet (Spagna)
durata: 9’ | formato: VR lineare con suono ambisonico

Gianluca Abbate

Eduard Escoffet

L’identità è una frontiera, un confine, un limite. Ci protegge nascondendoci, ci preserva limitando la nostra esperienza. È uno strumento in evoluzione e cangiante, ma appartiene a noi. E dobbiamo capire cosa farne: possiamo estendere, attraversare, aprire quel confine? Possiamo andare oltre. La musa/performer/straniera intraprende un viaggio liminale, attraverso la pietra, la terra, l’acqua, il tempo, il suono. Dalla matrice alla sua frattura, dal conforto alla vertigine, per imparare ad uscire e incontrare l’altro.
Volevo rappresentare l’identità come limes e limen, frontiera e confine, soglia e linea di partenza. Un confine mobile, che si amplia e si restringe, si supera e si rompe. Con l’altro. Matera è liminale, le identità possono incontrarsi o scontrarsi, stare da una parte o dall’altra. E io volevo che lo spettatore diventasse una zona di crisi, in bilico tra il comfort e la vertigine, un varco per passare da uno scenario a un altro. Ho immaginato la protagonista come corifeo e le sue voci come un coro che chiama ad essere altro da sé, per essere se stessi. Mentre il tempo distorce, cambia e vibra nelle corde dei Fists Like Antennas. Mai Terra è un multistrato di percorsi che da un ventre arrivano a una breccia. La camera si sposta, si nasconde, emerge, si ferma. Porta la visione e l’ascolto a un confine in cui si può seguire il poeta o dargli le spalle, decidere dove stare e soprattutto dove andare. Perché l’identità è migrante, come la poesia e i poeti, come me. Come tutti noi. (Vito Foderà)
Vito Foderà - Giornalista televisivo, è laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. È stato esperto multimediale per la comunicazione internazionale, nel 2008, presso la scuola di giornalismo della sezione internazionale della Fondazione Basso, e ha lavorato per la televisione e il web per diversi network e canali: Sky Tg 24, Rai4, Current, La7, MTV, Laeffe, Repubblica.it, TV2000, Rai1 e Rai3. Innamorato del reportage, lavora come autore, curatore e regista. Ha dichiarato: “Mi muovo tra l’approfondimento giornalistico e lo storytelling immersivo con l’utilizzo di una camera a 360°. Continuo a cercare un linguaggio che sia parte del racconto della realtà e ne restituisca la complessità. Quando la televisione è spenta sono impegnato sul fronte dell’antimafia sociale con l’Associazione daSud”.

Yolanda Castaño - Poetessa e videomaker, è collaboratrice di vari giornali e riviste della Galizia. È stata segretaria generale dell’Associazione di scrittori in lingua galiziana, direttrice della Galleria Sargadelos di La Coruña e fondatrice di una casa editrice di poesia per autori emergenti. Ha gestito laboratori di poesia e partecipato a numerose antologie poetiche galiziane e spagnole, incontri e festival di poesia a livello nazionale ed internazionale. Ha dato luogo a diverse esperienze di fusione tra poesia e mezzi plastici, audiovisivi e musicali. Di recente Squilibri editore ha pubblicato Idioma da tinta / Lingua dell’inchiostro con il musicista Isaac Garabtos, anch’egli galiziano.

Mai terra
un film di Vito Foderà (Italia)
testi e performance di Yolanda Castaño (Spagna)
durata: 15 minuti | formato: VR lineare con suono ambisonico 

Vito Foderà

Yolanda Castaño

Vuoi realizzare una video installazione o presentazione di MaTerre VR Experience?

Scrivi a retecinemabasilicata@gmail.com e insieme organizzeremo un apposito evento anche nella tua città.

MaTerre VR Experience tour

Backstage

Materre, Laterre, Uneterre
Un film sul film

Durata: 40 minuti
Formato: HD, colore, stereo
Anno: 2019

Materre, Laterre, Uneterre è un lavoro video realizzato dagli studenti di regia e sceneggiatura del Corso di Laurea Magistrale in Cinema, Fotografia, Performance dell’Università della Calabria (Dipartimento Studi Umanistici), sotto la guida del Prof. Bruno Roberti, nell’ambito del progetto MaTerre, film in VR360 realizzato da Rete Cinema Basilicata nel quadro di Matera Capitale della Cultura Europea 2019 e  girato da cinque cineasti e cinque poeti del Mediterraneo. 

Il video è una sorta di mosaico  tripartito. La prima parte è dedicata alla memoria storica, sociale, paesaggistica, cinematografica del nostro Sud. A partire dalla questione meridionale, dai suoi presupposti e sviluppi, dalle suggestioni poetiche e politiche di un grande uomo del Novecento come

Rocco Scotellaro, si rievocano immagini indimenticabili di cineasti come Francesco Rosi, Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Vittorio De Seta, Mario Martone e brani d’archivio, in modo da ricostruire la “temperatura” civile e insieme “cinepoetica” di un intero territorio dell’anima, di cui Matera e la Basilicata diventano uno specchio emblematico. Le parole del poeta Lello Voce fanno da filo conduttore di questa parte. La seconda parte è il resoconto della costruzione di un progetto, quello del film Materre in cinque episodi e in VR realizzato per Matera Capitale della Cultura Europea 2019. Introdotti dall’ideatore e direttore artistico di area cinema del progetto Antonello Faretta, e attraverso interviste e immagini ci inoltriamo nella “officina” di questa “film experience” a 360 gradi.

La terza parte è un “backstage ragionato” del film in VR composto da cinque segmenti (Poesia, Matera, Identità, Terra, Migrazione) in cui gli artisti impegnati nel lavoro riflettono, parlando alla macchina da presa, il loro pensiero sui temi portanti, e oggi quanto mai urgenti nello scenario euromediterraneo, che muovono e animano il mosaico dei cinque film racchiusi nei 360° di Materre VR Experience. 

(Bruno Roberti)

Catalogo

MATERRE VR EXPERIENCE

Cinema Futuro Remoto

Il catalogo MATERRE VR EXPERIENCE Cinema Futuro Remoto è pubblicato dalle edizioni Artdigiland per Rete Cinema Basilicata e Matera Capitale Europea della Cultura 2019.

Il volume, curato da Bruno Di Marino, assieme alla omonima mostra racconta crossmedialmente tutto il lavoro svolto per la realizzazione dell'intero Cantiere Cinepoetico Euromediterraneo MaTerre.

Acquista il catalogo

Credits

MaTerre è un progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 co-prodotto da Rete Cinema Basilicata e Fondazione Matera-Basilicata 2019 con il cofinanziamento della Fondazione Lucana Film Commission e il partenariato di Meditalents (Francia), Albanian National Film Center (Albania), Balkan Film Market (Albania), Rattapallax (USA), Istituto Italiano di Cultura di Madrid, CIRCE Università di Torino (Italia), DAMS Università della Calabria (Italia), Universosud (Italia), Noeltan Film (Italia) realizzato con il fondo etico di BCC Basilicata e Banca Etica con il patrocinio di CNA Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa e DICEM Università degli Studi della Basilicata

Direzione artistica Antonello Faretta, Paolo Heritier, Lello Voce

Ideato e prodotto creativamente da Adriana Bruno e Antonello Faretta

Il catalogo a cura di Bruno Di Marino è edito da Artdigiland (artdigiland.com

 

Facebook | Twitter | Instagram

#Matera2019 #OpenFuture #CoMatera2019
#MaTerre2019 #ReteCinemaBasilicata #OpenCinema