Foto: Domenico Brancale, poeta e performer lucano

Sold out ieri per la prima giornata di MaTerre che ha visto la performance del poeta Domenico Brancale seguita dal viaggio nei visual di Blerina Goce, regista albanese, entrambi impegnati nella realizzazione di uno dei cinque episodi in realtà immersiva 360 gradi di MaTerre.


L’intervista di Alessia Guglielmi de Il Mattino di Foggia al poeta-performer lucano.

“MaTerre è mettersi in gioco nella propria terra, è farla finita con alcuni pregiudizi dell’io, dell’identità. MaTerre è un cantiere dove poter esporre le ragioni della proprie azioni, della propria voce, del proprio dire. MaTerre è il diritto di contraddirsi e il diritto di andarsene. MaTerre è saper stare nel mistero dell’incontro, è far proprio l’estraneo. L’idea di confrontarmi con la figura e i versi di Rocco Scotellaro scelti per il progetto di MaTerre mi ha spinto ad accettare.” Il poeta e performer lucano Domenico Brancale descrive così il progetto all’interno del quale ieri ha presentato l’anteprima europea del suo ultimo libro “Scannaciucce”.

È il nome crudele che nel dialetto lucano di Sant’Arcangelo i contadini diedero alla pianta dell’agave. Ai bordi di sentieri argillosi, le sue lunghe foglie contornate di spine ferivano con amara ferocia (scanna-re) l’asino (ciucce) al suo passaggio. È un libro inaspettato perché voluto e curato dal poeta e critico Christian Sinicco e dall’editore Mesogea. Raccoglie tutti i suoi testi in dialetto apparsi nei libri precedenti. Anche se negli ultimi anni ho scritto solo in lingua – afferma il poeta lucano – il dialetto ha continuato a scorrere in segreto nella saliva del mio dire e non potrò mai smettere di farci i conti. In qualche modo è proprio nella tensione di queste due lingue che si svolge la mia voce, la poesia lo testimonia. Sapendo bene che scrivere in dialetto è tradire l’oralità – continua – è trascrivere una sorta di raglio che sta in fondo a ognuno di noi, è trascrivere l’impossibile.

Sono nato a Sant’Arcangelo, un piccolo comune tra la provincia di Potenza e Matera, sulle colline che volgono verso lo Ionio e danno le spalle al Pollino. L’orizzonte era sempre all’altezza del mio sguardo – afferma Domenico Brancale – volevo essere natura e basta. E in quel momento lo ero.

Come ha scritto Milo De Angelis “per nascere occorre un ritorno”. Nei luoghi dove ho vissuto c’è stato sempre un ritorno, una stagione da cui poter ricominciare. Credo che le radici non appartengono solo al passato, ma stiano nel futuro. Si estendono negli incontri e quella che fu la prima s’intreccia con l’ultima. Con queste profonde parole Brancale descrive il suo legame con l’amata Basilicata.
La scrittura è sempre stata per me una pratica della soglia, del precipizio, dell’orizzonte. Frequentare burroni, crepe, ha dettato il mio rapporto con la parola. Tutti spazi in cui l’eccitazione è direttamente proporzionata alla possibilità di cadere. Non sono mai stato al sicuro in questi spazi. Non sarò mai al sicuro nella parola. Scrivere è essere funamboli, è vivere la soglia, i margini. Mi verrebbe quasi da dire che la Basilicata è una terra di margine, di soglia, di confine. La Basilicata – afferma il poeta lucano – è uno stato d’animo, è il mio essere venuto al mondo, è l’inizio.

Parlare di se stessi è sparlare, è cercare di ricostruire un tempo che è fatto di realtà e illusione dove le date si sovrappongono e si assottigliano intorno a un respiro che non smette di rinascere. Col passare del tempo mi sono reso conto che si continua a nascere nei luoghi dove si vive – conclude il poeta lucano – dove si viene riconosciuti, dove ci si perde e inevitabilmente ci si ritrova. Cambiare città è cambiare corpo, è riscrivere la geografia della propria esistenza. E cosi città come Bologna, Venezia e Parigi hanno assunto dentro di me la stessa portata di quello che è stato il villaggio dove sono nato e cresciuto e che oramai ho abbandonato più di 20 anni fa.

 


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La curiosità è il motore che mi spinge a migliorarmi sempre.
Sono una mamma imprenditrice. Ho iniziato a lavorare come grafico pubblicitario. Oggi mi occupo di comunicazione, non solo digitale. Ho scelto una strada difficile, fare impresa, al Sud Italia, perché voglio dare il mio contributo al cambiamento della mia terra. Amo le sfide, mi piace mettermi in gioco e sperimentare ruoli sempre nuovi.

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